mercoledì 28 agosto 2013

Nitidezza, questa sconosciuta

di Inquisito Re

Col progredire del digitale sentiamo oramai sempre più parlare della famigerata “nitidezza” (sharpness in inglese).
Vediamo di capire in parole semplici (molto semplici…) di cosa si tratta utilizzando anche un esempio.

La NITIDEZZA (in ambito fotografico) indica il grado di leggibilità dei dettagli.
Essa dipende da una serie di fattori tra cui: qualità dell’obiettivo, risoluzione del sensore, movimento della macchina fotografica, movimento del soggetto, profondità di campo, utilizzo del diaframma, rumore di fondo, luci parassite e altri fattori.

La NITIDEZZA è l’insieme della Risoluzione e dell’Acutanza. La prima è la capacità della macchina fotografica di distinguere due punti vicini (misurata esempio in punti per pollice); la seconda è la valutazione oggettiva della nitidezza di una foto, ossia riguarda il cambio di livello di luminosità dei bordi.

La NITIDEZZA (o meglio l'acutanza) si può aumentare utilizzando degli appositi software (Photoshop, CameraRaw, … ) o direttamente dal menù on camera. Prima di fare questa operazione è indispensabile sapere sia il contesto di ingrandimento, sia il supporto attraverso il quale la fotografia verrà visualizzata (stampa, monitor, …)

Tralasciando ora i concetti più complicati, dicevamo prima che è’ possibile aumentare la NITIDEZZA (agendo sull’acutanza) applicando attraverso software dedicati una maschera di contrasto (MDC) detta in inglese unsharp mask (USM).

I metodi per applicare una MDC sono moltissimi e si possono trovare su qualsiasi libro di post produzione oppure in rete.

lunedì 5 agosto 2013

Tecnica & Comunicazione

Si parla spesso di comunicazione, di messaggio trasmesso da una foto, di motivazioni allo scatto... giustissimo ed oggettivamente corretto. Non esiste una bella immagine se questa non comunica, se non trasmette un messaggio o perlomeno non crea empatia con chi la osserva.
Vi siete però mai chiesti come si riesce a comunicare?
Innanzitutto bisogna necessariamente avere un'idea, un progetto, un 'modus osservandi' della scena, ma per realizzare tutto ciò bisogna chiedere aiuto anche alla tecnica. 

Le basi tecniche da applicare non sono molte e nemmeno difficili, è sufficiente conoscerle ed applicarle. 
Innanzitutto la composizione, che è la cognizione di tecnica più sulla linea di confine tra tecnica stessa e comunicazione. Esistono delle regole per comporre correttamente, in primis la "regola dei terzi", esasperata con la "sezione aurea", ma non basta, bisogna cercare di sfruttare anche eventuali "linee di entrata" che se ben collocate possono condurre l'occhio dell'osservatore direttamente al soggetto della foto. Giocare di sfocati piuttosto che di messe a fuoco selettive, è un metodo anche questo per comunicare. Anche una desaturazione selettiva può aiutare a comunicare, se correttamente eseguita nei RARI casi dove può funzionare. La scelta stessa del bianco e nero piuttosto che del colore, piuttosto ancora che una vignettatura.
Bisogna conoscere le regole anche per infrangerle, quando questa infrazione porta ad una maggior comunicazione, perché l'obiettivo principale tuttavia, rimane quello di comunicare.